Photography school

6 (personali) regole per la street-photography

Credo che la street-photography sia il genere fotografico migliore per raccontare una storia d’attualità, con la street photography abbiamo la possibilità di dare voce al nostro mondo interiore.
Di fargli urlare “eilà io sono qui, ecco come vedo le cose, le persone, la vita, e tutto ciò che mi gira intorno”.
Eppure è uno dei generi fotografici più difficili, 1- perché fare foto di street che lasciano il segno è una cosa davvero rara.
Il più delle volte devi avere il coraggio di stravolgere le regole e per fare questo devi avere la presunzione di conoscerle benissimo; 2 – perché ti devi interfacciare col mondo e ci sono barriere quali timidezza e introversione a rendere la vita difficile, pensa a quante foto vorresti fare ma non fai per paura di chiedere o di essere “beccato”; 3- perché è fisicamente scomoda e stancante.

Io quando guardo le foto dei grandi street photographer o reportagisti mi perdono in quelle storie da leggere e penso a cosa posso fare per avvicinarmi anche solo un po’ alla loro bravura.

La priorità è raccontare una storia

C’è una storia in tutto, in ogni dove e in ogni perché. C’è una storia nelle cose che respirano e nelle cose inanimate, anche i muri scrostati ne hanno una, o i semafori rossi.
Basta credere nella propria immaginazione.

travel, Jaipur, India, blog, viaggio, ritratti, 16

Le piccole cose sono grandi cose

I dettagli, i dettagli, i dettagli.
A volte penso che il segreto di tutto sia nascosto nelle piccole cose. In tutto. Quando guardiamo il mondo a grandi linee non ne apprezziamo ami l’unicità fino in fondo, stessa cosa accade con le persone: se c’è qualcuno che non capiamo, proviamo a osservarlo nei dettagli. Nei solchi di una mano o nei piccoli sospiri sono nascoste tante spiegazioni.
E allora invece che fotografare un grande gesto, facciamo una foto a qualcosa di piccolo, guardate Saul Leiter e quello che riesce a fare con i dettagli.

marocco, viaggio, travel, fès, medina,31

La foto noiosa è il nuovo cool

Ed è connesso a quello che ho scritto sopra. A volte pensiamo: In questo posto non succede niente, non so che cosa fotografare.
Mille volte l’ho pensato. Ma in realtà si può fare foto di strada ovunque, a volte bisogna annoiarsi per scoprire cose nuove. Luigi Ghirri docet.

benares, varanasi, india, fotografie, viaggio, blog,33

Momento scontato: catturare l’attimo

A dirla tutta credo sia una stronzata, perché l’attimo poi qual è? Quello che vedi o quello speri arriverà, ma non arriva mai. O quello che è appena passato mentre stavi a grattarti un’ascella? Non so se credo a questa cosa di aspettare l’attimo.
Tutto in realtà è denso di attimi.

marocco, viaggio, travel, fès, medina,19

Looking for: #Ispirazione 

Personalmente trovo Instagram di grande aiuto, se si esce dal vortice delle foto di food e dei cose-up sui culi ci si imbatte in un archivio di fotografia niente male.
Prima di fare un viaggio, è uno strumento di ricerca gratuito e può essere una fonte di ispirazione. Utilizzare lo strumento barra di ricerca per inserire una location o il tipo di foto.
Personalmente seguo molto gli account @everyday… a cui basta aggiungere una destinazione, ad esempio @everydaymiddlest o @everydayiran e tanti altri.

Le persone sono la svolta

Si è vero che i muri raccontano storie e le piante hanno un’anima, ma se inserisci una persona nell’inquadratura la tua storia acquista di valore.
Non necessariamente deve essere un ritratto o ci deve essere una posa. Pensate a come si può sempre usare le persone, spesso a loro insaputa, per raccontare una storia. Se si pensa che una foto è povera e si ha bisogno di più, le persone sono sempre una grande opzione per realizzare questo obiettivo.

_MG_8425 benares, varanasi, india, fotografie, viaggio, blog,36

Nei viaggi non mi sono mai spinto troppo lontano. Ho viaggiato in Svizzera, in Francia, in Austria, in Germania, in Olanda e poi anche in Italia centrale e meridionale. E sempre durante le vacanze estive o i fine settimana. Quando viaggio, faccio due tipi di fotografie, quelle solite che fanno tutti e che in fin dei conti mi interessano poco o niente e poi le altre, quelle a cui veramente tengo, le sole che considero “mie” davvero.

Nelle “mie” foto i soggetti sono quelli di tutti i giorni, appartengono al nostro campo visivo abituale: sono immagini insomma di cui siamo abituati a fruire passivamente; isolate dal contesto abituale della realtà circostante, riproposte fotograficamente in un discorso diverso, queste immagini si rivelano cariche di un significato nuovo.

Ne possiamo allora fruire attivamente, cioè possiamo iniziare una lettura critica.

Per questo mi interessa soprattutto il paesaggio urbano, la periferia, perché è la realtà che devo vivere quotidianamente, che conosco meglio e che quindi meglio posso riproporre come “nuovo paesaggio” per un’analisi critica e sistematica. Per questo mi piacciono molto i viaggi sull’atlante, per questo mi piacciono ancora di più i viaggi domenicali minimi, nel raggio di tre chilometri da casa mia”

Luigi Ghirri

About Author

lovetheshoot

2 Comments

  1. Post utilissimo, grazie mille. Una domanda: ti fai problemi a scattare foto ai bambini e a pubblicarle? Le persone sono il mio soggetto preferito e i bambini ancora di più, i tuoi scatti sono una vera e propria ispirazione ma mi farei duecentomila problemi prima di provare a fare qualcosa di simile…

    • Ciao Anna! Grazie mille anzitutto 🙂 Per quanto riguarda le foto ai bambini, sì, in teoria mi farei problemi, nella pratica però tutto cambia. Bisognerebbe far firmare una liberatoria a chi fa le veci del minore nel caso in cui tu voglia pubblicare le sue foto, ma in alcuni casi è quasi impossibile farlo, sei di corsa, non hai tempo necessario, oppure c’è talmente tanta gente e fai così tante foto da non riuscire a fermarti a far firmare fogli ogni volta. Io decido sul posto cosa mi sento di fare a seconda della situazione, se poi un giorno qualcuno verrà a lamentarsi me ne prenderò la responsabilità 🙂
      Vorrei risponderti in maniera più “etica”, solo che mi sono resa conto con gli anni che spesso questa parola e la fotografia non vanno molto d’accordo.

Leave a Reply