7 mostre fotografiche da non perdere a inizio 2020

7 mostre fotografiche da non perdere a inizio 2020. Con l’inverno e il freddo arrivano anche le mostre, la voglia di gironzolare fra le sale di una galleria, perdersi di fronte ad un quadro, conoscere nuovi artisti.
E’ il momento perfetto per fare un week end fuori porta e fare il pieno di cultura, approfittare di una nuovo mostra a Venezia per fare un giro tra i canali, o dell’inaugurazione di una mostra a Bologna per passeggiare sotto i portici.
L’inverno è un periodo dell’anno in cui vengono organizzate di solito alcune delle migliori mostre dell’anno.
Quali sono le 7 mostre fotografiche da non perdere a inizio 2020?

Ho fatto delle ricerche e ho cercato alcune delle migliori mostre fotografiche in giro per l’Italia in questo inizio del nuovo anno: 7 mostre fotografiche da non perdere a inizio 2020

Vivian Maier, “A colori” a Milano

Tra le 7 mostre fotografiche da non perdere a inizio 2020 c’è quella imperdibile di Vivian Maier.
La fotografa americana diventata famosa solo dopo la sua morte, quando furono ritrovati i suoi rullini e la sua vita e il suo percorso creativo sono stati ricostruiti tramite le immagini.
Vivian Maier, nata nel Bronx è una delle maggiori esponenti della street photography, ancora non molto conosciuta.
Nata come fotografa di strada amatoriale ha vissuto la sua vita nell’oscurità, lavorando come tata e badante nella periferia di Chicago; nel mentre producendo un vasto corpo di lavori fotografici che è diventato popolare solo verso la fine del 2010, quasi due anni dopo la sua morte.
La Maier ha fotografato l’umanità muoversi dentro un paesaggio urbano nel corso di tre decenni.
I suoi soggetti preferiti erano i bambini, i poveri, gli emarginati e gli anziani. Ha anche realizzato numerosi autoritratti. Ha lavorato in uno stile documentaristico in bianco e nero fino ai primi anni ’70, quando ha iniziato con il colore e ha anche iniziato ad adottare un approccio più astratto.
Ed è proprio sul suo lavoro a colori che è incentrata la mostra, con un corpus di lavori presentato che offre nuove prospettive e un nuovo sguardo sul lavoro di Vivian Maier.

Quando: dal 23 Ottobre 2019 al 19 Gennaio 2020
Dove: Milano Fondazione Forma, via Meravigli


Letizia Battaglia, “Storie di strada” a Milano

Altra mostra fotografica imperdibile è quella di Letizia Battaglia, fotografa palermitana, classe 1935.
Mi aveva colpita questa sua frase riguardo alle sue immagini:

“Non mi piacciono. Le subisco. Come se non le avessi fatte io. Una specie di prigione che dovrò trascinarmi per sempre”

E’ quel come se non le avessi fatte io su cui l’orecchio mi collassò per un attimo, perché in fondo, in un certo modo le fotografie si creano da sole. Questo le salva dal peso di essere opera d’arte, si portano appresso il peso dei loro genitori, la storia, il pezzo di mondo che vivono, le esperienze di coloro che le scattano, ma non sono opere d’arte create dal niente, in gran parte esistono già. Sono pronte.
Letizia Battaglia dice di essersi avvicinata alla fotografia in tarda età e per “fame”, non per passione, lo dice con quella schiettezza che la rende parte di noi, magnificamente umana e reale.
Innamorata da sempre del bianco e nero, scansa i colori ed è nota soprattutto per le sue fotografie delle stragi di mafia, ma il fotoreportage di cronaca nera è solo una parte del suo ampio percorso fotografico.
Nel corso della sua carriera si è cimentata con la ritrattistica, i volti dei personaggi della società palermitana scattati per strada, ha affrontato il nudo e persino la sempre ambita fotografia naturalistica.
La mostra a Milano, suddivisa per tematiche e capitoli, presenta 300 fotografie, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate. La scelta delle fotografie è stata svolta in collaborazione con l’archivio di Letizia Battaglia.

Quando:  dal 5 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020
Dove:  Palazzo Reale, Milano


Kyle Thompson, Sinking Ship a Milano

Kyle Thompson, nato a Chicago, è un fotografo autodidatta di soli 27 anni dal talento incredibile.
Ha iniziato a fotografare all’età di diciannove anni come conseguenza alla passione per l’esplorazione di case abbandonate.
Il suo lavoro è principalmente composto da autoritratti concettuali, spesso ambientati in foreste vuote e case abbandonate.
Gran parte del suo lavoro si concentra su una tensione emotiva, sentimenti di perdita e ricostruzione del sé. Per essere un artista così giovane ha una visione fotografica molto personale, concisa e competente.
La sua fotografia si traduce in sentimenti astratti o in altri più fisici, mescolando fantasia e realtà. Molte delle sue immagini oniriche ritraggono la bellezza intrinseca del vuoto e giocano con concetti come la solitudine e l’autodistruzione.
Sinking Ship si compone di fotografie e di autoritratti che l’artista ha scattato in differenti “città fantasma” americane e canadesi, tra Oregon, Washington, North e South Dakota, Wyoming e Saskatchewan.
Thompson propone versione degli Stati Uniti d’America desolata e meno patinata rispetto a quella impressa nell’immaginario comune e che viene continuamente ostentata sui social media, nelle serie tv o in televisione.

Quando: dal 20 novembre 2019 – al 29 gennaio 2020
Dove: aA29 Project Room, Milano

Ferdinando Scianna, “Viaggio Racconto Memoria” a Venezia

Ferdinando Scianna è uno dei maestri della fotografia italiana che aveva Bresson come maestro:

Come fotografo mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo». F.S.

Iniziò a fotografare negli anni ’60 mentre studiava letteratura, filosofia e storia dell’arte all’Università di Palermo. Fu allora che iniziò a fotografare sistematicamente il popolo siciliano.
Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita.
La mostra è una grande retrospettiva dedicata all’artista; curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, con 180 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati e divise in tre grandi temi:viaggio, racconto, memoria.

Quando: fino al 2 febbraio 2020
Dove: Casa dei Tre Oci, Fondamenta delle Zitelle, Venezia

Elliott Erwitt, “Family” a Milano

“Si tratta di reagire a ciò che vedi, si spera senza preconcetti. Puoi trovare foto ovunque. È semplicemente una questione di notare le cose e organizzarle. Devi solo preoccuparti di ciò che ti circonda e preoccuparti dell’umanità e della commedia umana” E. E.

Elliott Erwitt, nome originale per esteso Elio Romano Erwitz, (nato il 26 luglio 1928, Parigi, Francia), fotografo e cineasta americano di origine francese noto per la sua straordinaria capacità di catturare sul film l’umorismo e l’ironia della vita quotidiana.
Nato a Parigi nel 1928 da genitori russi, Erwitt trascorse la sua infanzia a Milano, poi emigrò negli Stati Uniti, via Francia, con la sua famiglia nel 1939.
Da adolescente vive a Hollywood, dove sviluppa un interesse per la fotografia e lavora in una camera oscura commerciale prima di sperimentare con la fotografia al Los Angeles City College.
Nel 1948 si trasferisce a New York e si scambia lavoro di bidello per lezioni di cinema presso la New School for Social Research.
Erwitt viaggiò in Francia e in Italia nel 1949 con la sua fidata fotocamera Rolleiflex. Nel 1951, fu arruolato per il servizio militare e assunse vari incarichi fotografici mentre prestava servizio nel servizio dell’Esercito Signal Corps in Germania e Francia.
La mostra a Milano illustra il tema universale della famiglia attraverso le immagini selezionate dall’autore con la curatrice Biba Giacchetti.
Lo stile è quello unico di Erwitt che spazia tra leggerezza e potenza, romanticismo e ironia. Una mostra da non perdere.

Quando: fino al 15 marzo 2020
Dove: Mudec, Milano


Simone Bossi, “(in) Land” a Roma

Si va dai pilastri della fotografia agli emergenti come Simone Bossi, fotografo di architettura, anche se giovane è già fra i più apprezzati e promettenti del panorama contemporaneo
(in) Land è la sua prima mostra personale. Il carattere distintivo della sua impronta artistica ha attratto l’attenzione di alcune tra le riviste più importanti del mondo dell’architettura, avendo fotografato le opere di Richard Serra, Piero Lissoni, Herzog & de Meuron e KAAN Architecten.
Le foto in mostra sono frutto di un lavoro profondamente intimistico che trova la sua massima espressione attraverso l’esplorazione di una caverna.
Caverna, che secondo Jung è l’archetipo dell’utero materno, luogo di nascita e di pericolo insieme. E soprattutto, simbolo perfetto dell’inconscio.
Sono dieci scatti che svelano il suo pensiero più inconscio e ci illustrano i temi salienti della sua ricca produzione fotografica. Tra i quali: leggerezza, verticalità, geometria, luce, colore, indeterminazione, misticismo.
La mostra è come un puzzle di dettagli che Simone ci invita a ricomporre mentalmente, trovando con i nostri mezzi quello che non possiamo vedere, il non esibito.

Quando: sabato 25 gennaio 2020
Dove: Spazio espositivo Divario, Via Famagosta 33, 00192 Roma


Rankin, “From Portraiture to Fashion” a Milano

Infine Rankin. Forse potreste non conoscere il suo nome, ma di sicuro visto i suoi lavori.
John Rankin Waddell classe ’66, noto anche con il solo nome di Rankin, è un fotografo e regista di moda britannico.
Si è fatto un nome nell’editoria, fondando la rivista mensile Dazed & Confused con Jefferson Hack nel 1992. Ha fornito una piattaforma di innovazione per stilisti, designer, fotografi e scrittori emergenti. La rivista ha continuato a forgiare un segno distintivo nelle sfere dell’arte e dell’editoria e ha sviluppato uno status di culto formando e modellando le tendenze e portando in primo piano alcune star della moda.
Rankin ha creato importanti campagne pubblicitarie e editoriali. Il suo corpus di opere presenta alcune delle pubblicazioni per i più grandi marchi e enti di beneficenza tra cui Nike, Swatch, Dove, Pantene, Diageo, Women’s Aid e Breakthrough Breast Cancer.
La mostra a Milano vuole essere un vero e proprio tour nell’archivio del fotografo, con l’obiettivo di dare visibilità non solo ai suoi lavori più iconici, ma anche alle opere più concettuali.

“Non sono una persona che fugge di fronte alle sfide, quindi questa è per me una grande opportunità su innumerevoli fronti: mostrare alcuni tra i miei lavori migliori, partecipare a eventi interessanti e diventare davvero parte del tessuto culturale di questa città” R.

Quando: fino al 24 Febbraio 2020
Dove: 29 arts in progress, Milano


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Chiara Cerri

Sono una fotografa e web writer e vivo a Londra. Se mi cerchi mi trovi in riva al mare o in libreria.

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