Danimarca

Christiania: quando l’anarchia diventa attrazione turistica

Siamo a Copenhagen nel distretto di Christianshavn a pochi passi sorge la città libera di Christiania, quasi una leggenda mitologica a vederla su internet, una città di ribelli dove vigono regole particolari e non si possono fare foto.

Il paradiso dei turisti in cerca di sconforto.
Come nell’inferno dantesco all’ entrata una scritta di rito: “You are now entering in Christiania” su un cartello double face in cui dall’altra parte invece sta scritto: “You are now entering in the EU“.

Più anarchico di così.

Correva l’anno 1971 quando un gruppo di hippie idealisti occupò una ex base navale che si estende su una superficie parzialmente immersa in una foresta, lungo le rive di un canale. I leader del gruppo ufficializzarono la proclamazione della, come la chiamano loro, free town of Christiania, dichiarandone lo status indipendente e autogovernato.

Sono seguiti 19 anni di guerre tra la polizia e i suoi abitanti, battaglie in cui la polizia voleva portare Christiania in linea con gli altri distretti all’interno di Copenhagen: privare quindi i cittadini del loro diritto di ribellione e vietando di utilizzare l’area. Tuttavia gli abitanti hanno desistito e lottato per la loro città libera ed ora la comunità di Christiania possiede la metà di tutti gli edifici della zona e affitta l’altra metà ancora sotto la protezione del governo per il suo valore storico.
In pratica, hanno vinto la più grande battaglia, quella di essere accettati come libera comune.

Molte delle case in Christiania sono state costruite dagli abitanti stessi e alcune non riescono a soddisfare gli standard di salute/sicurezza sono prive di cose come l’acqua e l’elettricità. Questo è solo uno dei motivi per cui il governo vorrebbe ancora mettere fine a questo villaggio hippie  tendente al paradiso.

Dentro Christiania ci sono una serie di regole: niente auto, niente violenza o armi e in alcuni luoghi è vietato scattare foto. Questa ultima regola è causa da un altro fatto importante, e qui viene il bello: la possibilità di acquistare la cannabis apertamente.
Uno dei vantaggi delle particolari leggi della comune è la possibilità di commerciare legalmente cannabis, le autorità tollerano questo da oltre 30 anni, ma dal 2004 ci sono stati sforzi costanti per cercare di normalizzare lo status giuridico della comunità.
Di fatto, sembra che la polizia irrompa nella comunità e faccia sequestri di droga continuamente, una lotta contro la droga sempre in corso, per questo entrando nella via principale, la ‘Pusher Street’ si trova il cartello con scritto “no photo” e una serie di regole strettissime per chi si vuole addentrare nella cannelandia danese.

Perché se ancora non l’avete capito quella delle canne è diventata quasi l’attrazione principale di Christiania, lo si sente dell’odore e lo si vede dai turisti che, con mano stretta sulla telecamera che sbuca da sotto la maglietta sgomitano per entrare in uno dei casotti dove si vende la droga.
I pusher in pose da gangster e coperti fino agli occhi da bandane scure per non farsi riconoscere (ma riconoscere da chi?), e qui la domanda che sorge spontanea è: quanto di tutto ciò è solo cannabis tourism, amo che fa abboccare i guardoni e quanto è rimasto di genuino nella comunità?

Basta uscire da pusher street (o meglio, non entrarci proprio) e cominciare a camminare lungo le sponde del canale per trovare una pace e una semplicità che forse sono le stesse di quando quegli hippie idealisti hanno occupato la terra.
Basta entrare in uno dei caffè ristoranti che offrono prodotti genuini coltivati e fatti con le loro mani per dimenticarsi di quella orribile via e assaporare la vera rivoluzione. Quella fatta di buoni propositi, di tolleranza e sorrisi aperti.

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