Confessioni di una viaggiatrice introversa

Forse è timido. Forse è asociale. Forse si vergogna.
Confessioni di una viaggiatrice introversa. Queste frasi sono solo alcuni dei più grandi fraintendimenti sugli introversi. Nessuna di queste è vera e nessuna rappresenta una condicio sine qua non all’essere introversi.
L’introversione è un orientamento della personalità.

Confessioni di una viaggiatrice introversa

Sebbene noi introversi costruiamo un terzo della popolazione, a volte sembra ancora di vivere in un mondo fatto su misura per gli estroversi, dove soprattutto il sistema scolastico  verte a incoraggiare l’estroversione e a considerare l’introverso qualcuno da correggere.
Anche voi avete avuto esperienza con queste simpatiche maestre che cercavano di farvi allineare a tutti gli altri?

Uno dei più grandi equivoci è che gli introversi odino stare con le persone, questo non è affatto vero. E’ solo che la mente degli introversi funziona in modo diverso rispetto agli estroversi: quando ci troviamo ad interagire con molte persone, veniamo stimolati troppo e perdiamo energia. Energia che recuperiamo stando soli, rintanandoci nel nostro mondo, fatto ad esempio della nostra musica, dei nostri colori e dei nostri pensieri.
Siamo in grado di andare in nuovi posti, incontrare persone ed essere funzionali in situazioni di gruppo esattamente come chiunque altro.

Viaggiando da sola ed essendo pienamente consapevole della mia introversione ho imparato a fare le scelte giuste per il mio tipo di personalità. Senza per forzarmi a fare qualcosa che non mi va di fare.

Niente ostello

Sebbene rappresentasse un’opzione economica, soprattutto quando ero giovane e squattrinata e andavo in giro con uno zaino da 10 kg. L’ostello era, ed è, una tentazione in quel suo essere luogo di incontri affascinanti e strampalati, e di aneddoti da raccontare agli amici.
Ho sperimentato col tempo che l’ostello è qualcosa di troppo faticoso, almeno per me, in questa fase della mia vita. L’idea di tornare in camera dopo una giornata di esplorazione e trovare persone sconosciute in vena di parlare non è per me qualcosa di allettante. Preferisco soggiornare in un classico hotel o bnb dove alla fine della giornata posso rilassarmi in pace.

Non viaggio mai senza cuffie, occhiali da sole e un libro

E questi oggetti sono letteralmente il mio scudo contro il mondo. Non ho voglia di incrociare gli sguardi degli sconosciuti? Infilo gli occhiali. Sono al ristorante da sola e non ho voglia di parlare con i vicini di tavolo? Butto il naso tra le pagine del mio libro.
A meno che io non sia veramente interessata a parlare con qualcuno, non mi sono mai sentita preoccupata di sembrare scortese.

Tengo un diario di viaggio

I diari di viaggio sono quasi una terapia mentre viaggio (e non solo) e se siete introversi e quindi estremamente introspettivo è molto utile per scaricare i sentimenti alla fine della giornata ed esprimere tutta la gioia, la frustrazione e le paure che state vivendo durante il viaggio.

Scelgo la destinazione in base al livello di energia

Se sono un una fase in cui il pensiero di strade affollate, di party e metropolitane piene mi fa girare la testa, allora cerco di evitare posti dove so che troverò tutto questo. Opto per luoghi più tranquilli, magari immersi nella natura.
Se anche voi siete sulla mia stessa lunghezza d’onda, potreste prendere in considerazione una destinazione fuori dai sentieri battuti che vi permetta di sperimentare introspettivamente una nuova cultura, senza dovervi preoccupare di venire trascinati da un party affollato all’altro.
Un viaggio lento, magari in treno, è un ottimo modo per trascorrere più tempo in un luogo invece di stipare ogni giornata di attività turistiche.

Un ritiro di meditazione

I ritiri sono piuttosto perfetti per gli introversi. Sia quelli di yoga che di scrittura o di qualsiasi altra attività creativa. I ritiri vengono di solito organizzati in ambienti naturali incontaminati, offrono spazi tranquilli per pensare e meditare e si è spesso circondati da persone con mentalità simile. Quei 10 giorni di silenzio al ritiro Vipassana non sono stati un grosso sacrificio per me, soprattutto dopo aver passato così tanto tempo nel caos indiano.

Opto per il take away

L’ho fatto durante il mio recente viaggio in Israele. A Tel Aviv avevo una camera affittata con Airbnb, con una bellissima terrazza e la sera per l’ora di cena invece di infilarmi nella folla cittadina, ho optato per un take away da portare in camera.
Infatti spesso mangiare fuori per tre pasti al giorno può essere estenuante. Se non siete molto in vena di interazione sociale, ordinate qualcosa fuori, un servizio in camera, oppure un take away per fare scorta di spuntini da gustare in camera quando avete bisogno di un pasto tranquillo e facile.

Prendo il mio tempo per ricaricarmi

Viaggiare per me a volte equivale a stress: le visite guidate, le file alla biglietteria, i bus stipati dove si parla un’altra lingua e poi conoscere persone, tante persone.
Anche se sono in un luogo per poco tempo cerco sempre di considerare quei tempi morti, che mi servono per ricaricarmi ed avere ulteriori energie per affrontare altri giorni di visite.  Ad esempio, se passo una intera giornata tra visite turistiche e folla, dedico la mattina successiva al recupero, al mio diario, a sedermi semplicemente in un bar e guardare la gente che passa. Anche questo per me è viaggiare.

Faccio un tour a piedi o noleggio una bici

Spesso la parola “tour” mi fa pensare a tutto ciò che è costretto in un programma e che quindi preferisco evitare.
Alle volte però opto per dei tour a piedi, penso siano un modo fantastico per imparare un po’ di storia della città senza troppo impegno. Nella maggior parte delle città sono gratuiti e di solito non c’è molta pressione per parlare, se volete potete interagire con gli altri, altrimenti si può semplicemente passeggiare in silenzio.

Faccio quello che mi appassiona

Il punto di viaggiare è sperimentare cose nuove, ma non significa che devi lasciare per forza la tua comfort zone a casa. Quando viaggio spesso ho gli occhi dietro l’obiettivo della macchina fotografica, ma per esempio voi potreste lavorare sul vostro album da disegno o a maglia. Avrete meno possibilità di essere disturbati se state facendo qualcosa che vi appassiona e vi mette di buon umore.

Conosco quello di cui ho bisogno e dico di no se necessario

Introverso non significa asociale, è importante avere delle interazioni sociali per arricchire il viaggio. Le conversazioni casuali possono portare a infinite possibilità, inviti a feste o conoscere il compagno di viaggio perfetto. La cosa essenziale qui è non avere sensi di colpa o vergogna nel dire no. E poi di nuovo sì, quando sentite che è arrivato il momento di aprirvi di nuovo.

Un libro da leggere:

Quiet: Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare 

Chiara Cerri

Sono una fotografa e web writer e vivo a Londra. Se mi cerchi mi trovi in riva al mare o in libreria.

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