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I viaggi e fotografia camminano insieme: 5 consigli sulla fotografia di viaggio

Ripenso all’ India e mi sento lontana.
Mille chilometri. Sette mesi. Due oceani.
Ripenso a quelle strade e mi dico: io ero lì.
E invece adesso sono qui e sono di nuovo cambiata, diversa, lontana.
A chi accumula viaggi credo che succeda. Stenti a credere di esserci stato, perché è un po’ come se qualche pezzo di te fosse rimasto lì, mentre gli altri pezzi sono qui nel presente con una nuova pelle, rinnovata che quasi stenterebbe a riconoscere quella vecchia.

Mi piace camminare o viaggiare sola.
Penso, guardo, ascolto, stacco il cervello.
Forse questo è solo un esercizio per me, ma è anche pura disciplina decidere quando e come inquadrare qualcosa e quando non farlo. Quando osservare solo con la mente e gli occhi e quando usare la macchina fotografica. Che da un lato ti regala un’impronta eterna, dall’altro ti priva della spensieratezza di un momento.
Il diario di tutto quello che incontro mentre cammino, oltre che nel computer, per lo più ce l’ho nell’hard-disk della mia mente: tante immagini ancora impresse e vivide, è un progetto che non ha un inizio e neanche una fine.
A volte non c’è un particolare significato dietro alle foto, o un filo conduttore.
Non ci sono regole, è solo un flusso continuo.
Io non ho la fotografia compulsiva, purtroppo, non sono una di quelli che ha lo scatto facile, macchina sempre al collo- e via.
Magari fosse così, eviterei di lasciarmi indietro tante immagini. Scatterei una foto perfetta una volta al mese.
No, io devo ricevere l’input e deve arrivarmi dall’alto, dal capo supremo di me stessa, che non so dov’è ma da qualche parte c’è ed è come una frustata o una spinta.
Prendi la macchina e scatta, mi dice, ora! E allora io lo faccio.
Quella cosa del click rapido non ce l’ho.
Ma dicevo che quando mi sento lontana dai posti che ho visto guardo le fotografie ed è come col teletrasporto. Gli odori, i suoni, e i sapori mi ritornano in mente.
Ecco a cosa serve la fotografia. A farmi tornare lì nel passato, per una attimo, anche con la nuova me.

La maggior parte degli amanti dei viaggi che ho conosciuto si è rivelato anche un appassionato di fotografia. Il viaggio e  la fotografia, per me, alloggiano nello stesso scompartimento.
Viene naturale, credo, questo istinto a fermare il momento, anche solo per avere un ricordo vivido di quel tale luogo o trasportarci gli amici in quella sera in cui ti metti al divano e gli mostri le foto della tua ultima impresa alle Fiji.
Anche se devo dire che i pochi viaggiatori che ho conosciuto senza “macchina al collo” erano quelli che ho trovato più interessanti.
Perché, mi sono chiesta,  dove la infilano la loro memoria di viaggio? Probabilmente scrivono o hanno altre tecniche per immagazzinare strada che percorrono.
Perché da qualche parte bisogna metterle le informazioni, soprattutto durante quei viaggi lunghi e avventurosi in cui gli eventi, i luoghi e le facce si susseguono e ti cadono in testa come la grandine.
E la fotografia da un lato toglie occhi al viaggio, perché proprio quando sei lì con l’obiettivo puntato sul riflesso di quella pozzanghera con un occhio strizzato e le orecchie quasi otturate per la concentrazione c’è tutta una vita che accade intorno e tu, te la stai perdendo.
Se proprio dobbiamo viaggiare con questa compagna di strada un po’ ladra e un po’ amica, allora facciamolo bene.

  •  Investi in una macchina fotografica “da viaggio”
    Io non credo che l’attrezzatura faccia la differenza.
    Credo che sei hai sensibilità sia che usi una reflex da mille euro che uno smartphone da cento il risultato sarà sempre una bella immagine.
    Però, se si parla di comodità e qualità allora le cose cambiano. Perché se il telefono è senza qualità, certe reflex sono comode come un paio di décolleté tacco 12 sulla sabbia.
    Io l’ho fatto di portarmi via la mia macchina grossa in alcuni viaggi, ma non lo rifarei più.
    Per me esistono machine fatte apposta per i viaggi e sono le mirrorles, una via di mezzo tra le digitali e le reflex. Con obbiettivi intercambiabili e comandi manuali, ce ne sono di tutti i tipi e per tutte le tasche. Io amo la serie X della Fujifilm.

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  • Impara ad usare le impostazioni manuali della macchina
    Se vi siete comprati macchina, ma la usate solo in program, non vale. E’ come avere una Ferrari e andare a 60 km/h, non state sfruttando appieno le potenzialità che la macchina vi sa offrendo.
    Bastano pochi comandi: imparare ad impostare tempi e diaframmi, come scegliere il valore ISO più adatto, giocare con il bilanciamento del bianco.
    Queste poche tecniche vi aiuteranno a cavarvela in situazioni difficili di poca luce. E alla fine sarete sicuri che la foto l’avete scattata proprio voi e non il comando automatico della macchina fotografica.
  • Sfrutta gli orari poco battuti
    I veri fotografi sfidano le intemperie e il sonno per realizzare lo scatto perfetto, in cerca della luce migliore a discapito della comodità. Se anche voi volete essere degli Alex Bellini della fotografia, provate a sfruttare orari poco battuti per fotografare un luogo.
    Mettete una sveglia alle 5 e fotografate l’alba da quel punto panoramico.

fotografia, viaggio, fuji,01(l’alba su Rio)

  • Cerca il punto di vista diverso di un luogo turistico
    Ho in mente la foto dell’omino che regge la Torre di Pisa con la mano.
    Se siete in un luogo turistico e vi rifiutate di fare la foto di rito, cercate un punto di vista diverso, che magari racconti qualcosa, anche indirettamente di quel luogo e le sue tradizioni o che ironizzi sul cliché.

rio, cristo, brasile
(un turista in posa sotto il Cristo Redentore, Rio de Janeiro)

  • Se fotografare è come pescare
    A volte non c’è nulla, niente di niente e noi abbiamo voglia di scattare. Non c’è altro da fare che aspettare, come nella pesca, che insegna l’arte della pazienza. Con la macchina in mano pronti a riavvolgere il mulinello.
    Chi sa aspettare il momento giusto viene sempre ripagato

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(Strokkur geyser, Hvítá River, Iceland)

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5 Comments

  1. Che bello quest’articolo, l’ho letto con tanto piacere. Non mi posso definire un’appassionata di fotografia e, anzi, ormai sono tanti anni che non possiedo una macchina fotografica. Sono uno di quei viaggiatori senza la macchina al collo (anche se non so quanto interessante). I miei occhi del ricordo, in questo momento della mia vita, sono le fotografie scattate dal mio compagno di viaggi, Marco. A me piace aprire le retine e cercare di imprimere tutto ben dentro. E quando poi la nostalgia è forte mi basta guardare le sue fotografie.

  2. Molto bello quest’articolo!
    Mi piace molto il punto in cui dici che il mezzo non fa il fotografo. Io infatti da poco ho acquistato una macchina fotografica compatta semi-professionale abbastanza piccola per averla sempre con me e non dovermi portare dietro la reflex. La qualità è buona e le funzioni manuali mi permettono di giocarci molto 🙂 credo che l’elemento principale di un fotografo o aspirante tale sia l’occhio. Il resto è abbastanza secondario. Non c’è bisogno di spendere chissà quanti soldi. La visione che si ha di ciò che si osserva fa la differenza 🙂

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