AsiaIndia

In India a scuola di good Karma

4 gennaio 2015: sono all’aeroporto di Milano seduta al gate in attesa che le porte scorrevoli si aprano.
Intorno a me ci sono solo indiani ad eccezione di un uomo occidentale, da solo, che legge il giornale.
E’ l’unico bianco, oltre a me, così dopo un po’ è inevitabile che il giornale si abbassi e lui incominci a fissarmi.
Vai a Delhi?
Si gli faccio, e tu? Gli do del tu anche se avrà sui 50. Porta dei mocassini, ha accanto un trolley firmato e l’accento milanese. L’ho già classificato mentalmente e sempre mentalmente mi sono data uno schiaffo, per averlo subito etichettato.
Mi fa uno sguardo compassionevole e poi dice: Delhi, che infernoAnche io ci vado, ma all’aeroporto c’è il driver che mi porta ad Agra.
Ah, faccio.
Ma che vai da sola? Stavolta ha lo sguardo serio.
Si, ma in aeroporto ho un amico indiano che mi aspetta. Era vero.
Poi mi volto, e la donna seduta accanto a me con indosso un sari verde fa uno di quei tipici sorrisi indiani: provengono da lontano e sono rassicuranti, appiccicosi e rispettosi al tempo stesso.
E’ il mio primo approccio all’India, un sorriso e la domanda che mi sono sentita fare molte volte prima di partire e durante: “vai da sola?”.

Prima di partire mi ero documentata parecchio su questo argomento, anche troppo, me ne sono accorta quando i primissimi giorni che camminavo per le vie dell’India ad un certo punto ho stretto la mascella, una volta di troppo,  come un soldato tedesco.
Era un po’ colpa di tutte le discussioni allarmiste che avevo letto su forum e blog di viaggio.
Se siete donne e state per fare un viaggio in India da sole state bene attente a cosa leggete e a non farvi influenzare.

Cosa succederà quando sarete in India?
Verrete soprattutto guardate, non in quanto persone sole, ma in quanto donne sole.
Lo sguardo fisso degli indiani è una cosa che non potrò mai scordarmi: se tu noti che ti fissano, loro non distolgono lo sguardo come farebbe uno che pensa di essere colto in flagrante, ma, continuano imperterriti. Non esistono barriere visive in India, come del resto fisiche.

Una volta che vi sarete abituate ad essere sotto lo sguardo di tutti e una volta che avrete superato il fatto che di quello sguardo non vi libererete, non vi accadrà niente di male.
Devo spezzare una lancia a favore degli uomini indiani dai quali fatta qualche piccola eccezione non mi sono mai sentita infastidita, anzi.
Uomini conosciuti soprattutto sui mezzi pubblici, che sono i luoghi in cui puoi sentirti più perso, ovvero i luoghi del vero fascino indiano. Autobus e treni.

C’era Prem indiano del sud in vacanza nel Rajasthan mi ha raccontato tutto sulla sua vita e mi ha lasciato il suo contatto per quando andrò al sud. E poi c’era Buneet conosciuto sull’autobus per Pushkar.
Io ero stanca e avevo poca voglia di parlare quel giorno, lui invece non vedeva l’ora di attaccare conversazione e si preoccupava di qualsiasi cosa, che dal mio finestrino non entrasse troppa aria, che non mi desse noia lo zaino tra le gambe, che il mio sedile fosse reclinato bene.
Mi sono detta: fa così perché vuole conquistarsi la mia fiducia e, infatti, appena gli ho sorriso ha cominciato a mostrarmi tutte le foto sul suo cellulare dall’anniversario di matrimonio dei suoceri, al compleanno della nipote, fino alle foto della moglie.
Bella vero?
Sì.
Mio figlio vuole fare il medico e sai che io scrivo poesie?
E poi ha cominciato a raccontarmi un sacco di cose belle sull’India, perché voleva rassicurarmi farmi sentire nel posto giusto.
Gli uomini indiani possono essere molto protettivi nei confronti delle donne. E’ un atteggiamento tipico dei paesi maschilisti: l’altra faccia della medaglia per cui la donna o la si sottomette, perché essere inferiore o la si protegge, sempre perché essere inferiore.

Come quel giorno che mi sono saltata su un tuk-tuk e ho diviso il viaggio con due uomini, abbiamo scoperto che entrambi stavamo andando alla stazione e avevamo lo stesso treno notturno per Haridwar. Da lì in poi non mi hanno più mollata e hanno voluto accompagnarmi fino allo scompartimento, di notte ogni tanto li vedevo affacciarsi e sorridermi per controllare che stessi bene.
Ce ne sono stati tanti come loro e vorrei essermi scritta tutti i loro nomi.

L’India è così, è un posto dove devi aprire e chiudere il cuore come fai con la cerniera dei jeans, proteggerti dai pericoli, ma allo stesso tempo essere in grado di accogliere quelli come Buneet.

L’unico modo per essere al sicuro è essere prudenti e flessibili.
Ci sono raccomandazioni ovvie che potrete leggere su qualsiasi guida, come non uscire di notte da sole nel Uttar Pradesh o non girare vestite con la scollatura fino all’ ombelico, avere un atteggiamento rispettoso nei luoghi sacri. Non accettare inviti strani o bevande da sconosciuti.
Avere sempre sempre un piano B.

La legge del Karma in India funziona più che mai e ve ne accorgerete perché imparerete a riconoscere i buoni karma da quelli cattivi.
Il Karma è la legge di causa e di effetto applicata alla vita, legge secondo la quale si raccoglie il frutto di ciò che si è seminato e si subiscono le reazioni delle proprie brutte o buone azioni, molto simile a quel dittatorialismo stile paradiso e inferno che tutti conosciamo.
Per la maggior parte dei reincarnazionisti, il Karma prende un significato più vasto e complesso e il termine è usato nel senso di legge di giustizia, molti pensano che il karma funzioni come ricompensa o punizione a seconda della propria immoralità o moralità.

L’India è una scuola che vi insegnerà ad affinare l’olfatto.
Avete presente gli animali come annusano?
Uguale, dovrete annusare quelli che avete di fronte per capire se vi potete fidare e imparerete a riconoscere i buoni karma da quelli cattivi. L’opportunismo karmico da quello sincero.

#LookingForGoodKarma (e un bel paio di occhiali)

india, fotografia, viaggio, est, delhi, agra,31

travel, Jaipur, India, blog, viaggio, ritratti, 12

travel, Jaipur, India, blog, viaggio, ritratti, 17

About Author

lovetheshoot

Leave a Reply