India

India, Nepal, India: inizia il viaggio

05/01/15 inizia un nuovo viaggioIndia, Nepal e poi di nuovo India.

Non avevo previsto di passare prima dall’ India, ma per una serie di coincidenze mi trovo qui, prima di atterrare a Katmandu per il mio progetto fotografico coi bambini, di cui scriverò più avanti.
Devo ringraziare Kart e la sua famiglia per avermi regalato questa accoglienza soft in una terra la cui cultura così diversa può risultare aspra e scioccante per chi è nuovo.
Conoscersi in Brasile e ritrovarsi in India dopo sei mesi, come se nulla fosse passato, ti fa capire quanto le distanze siano solo una proiezione della nostra mente e quanto in realtà siamo tutti collegati da un filo invisibile, se lo vogliamo.
Come siamo costretti a volte ad impedirci di compiere azioni solo perché crediamo che un capitolo sia chiuso.
I capitoli non si chiudono mai, a meno che non lo vogliamo noi.
Sono sempre lì, pagine aperte, bianche e invitanti, pronte ad essere scritte per mano dei più coraggiosi.
C’è questa cosa del viaggiare che ti da e poi ti toglie, perché quelli che incontri per strada e con cui hai legato di più di quelli che ti conoscono da una vita, una volta che partono ti mancheranno come ti può mancare l’acqua da bere, roba vitale, ma non sarebbero altrimenti così se fossero rapporti scanditi dal ritmo quotidiano.
Il vedersi e parlarsi ogni giorno appesantisce l’animo, è inutile guardarsi, conoscersi a memoria per poi non trovare niente di nuovo da dirsi.

Dicevo che questi giorni mi sono serviti per ambientarmi, per abituare gli occhi a convivere coi granelli di polvere, e la testa a fare spazio al rumore infernale dei clacson, il traffico indiano.
Riuscire ad attraversare la strada in India è una scommessa e anche una soddisfazione se arrivi all’altro capo sano e salvo. Bisogna imparare a farlo direttamente dagli indiani, il bello è che anche se le macchine, i risciò, i taxiapi, le moto, i motorini corrono e sfrecciano in tutte le direzioni, gli indiani non hanno fretta nell’ attraversare la strada.
Camminano semplicemente a passo svelto schivando i mezzi, niente mi toglie dalla testa che abbiano dei poteri speciali per farlo. Io invece sì, ogni tanto attraverso la strada correndo.

Mi piacciono i viaggi lunghi per questo, perché ti danno il tempo di imparare a camminare come la gente del posto.

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