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Qui il calcio ha tolto il sorriso ai brasiliani

Il calcio, strano a dirsi, per una volta ha tolto il sorriso ai brasiliani.
E questo la dice lunga sulla gravità della situazione, considerando la passione sfrenata che hanno per questo sport (vi immaginate che quando va in onda una partita di calcio in Brasile è come un rituale sacro, non gira una mosca per strada, ma si odono urli, risate, petardi e fuochi d’artificio?).

A pochi giorni dall’inizio del mondiali di calcio non c’ era brasiliano che ne fosse felice, sempre più preoccupati per le ingenti somme investite dallo Stato per una manifestazione che non porterà neanche un po’ di guadagno ai milioni di cittadini che vivono in condizioni di estremo disagio.
La rabbia aumenta soprattutto se si pensa che questi soldi si sarebbero dovuti investire nella sanità, nell’istruzione e nello sviluppo. Se si pensa alle famiglie che sono state sgomberate dalle loro case per rendere ( o far credere) più sicura la zona adiacente allo stadio di Maracanã.
Se si pensa che il 98% dei fondi per costruire gli stadi, costati molto più di quanto preventivato, sono pubblici, sebbene al momento dell’assegnazione era stato stabilito che gli impianti sarebbero stati finanziati interamente da privati.
La rabbia aumenta a pensare che un paese con delle forti contraddizioni sociali spenda folli somme per degli stadi costruiti a misura di vip a scapito di sicurezza, sanità, istruzione ed emergenza abitativa.
Tutto ciò ha mandato su tutte le furie gran parte della popolazione, con un malcontento che si è espresso in proteste praticamente giornaliere: dagli scioperi degli autobus, ai professori, a cui si aggiungono movimenti sociali come Occupy Brasil, tutti a urlare “Não vai ter Copa, vai ter greve” (Non ci sarà la coppa, ci sarà lo sciopero).
Intanto le strade si sono riempite di turisti, gli algerghi sovraffolati, i prezzi dei voli aerei triplicavano, le strade si riempivano di addobbi giallo/verdi/blu, bandierine che sventolavano ovunque, souvenir calcistici, trombette e parrucche brandizzate.
L’emblema di tutto ciò è racchiuso nel bellissimo disegno (a inizio post) che ha fatto il giro dei social network, realizzato dal diciassettenne Ivan Navarro.

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