La top 10 delle mie serie preferite degli ultimi anni

La top 10 delle mie serie preferite degli ultimi anni. L’ultimo decennio è stato caratterizzato da un cambiamento epocale per quanto riguarda le serie tv, con la nascita delle piattaforme di streaming e di progetti cinematografici sempre più complessi e sfaccettati. Sperimentazioni che hanno reso le serie televisive delle possibilità narrative tanto interessanti quanto dei veri e propri film, proprio per la suddivisione in episodi, anche più avvincenti e pericolosamente assuefacenti.
Nel tempo termini come binge watching sono diventati familiari, insieme a quella sensazione di pace infinita che si crea, quando a fine giornata finalmente sprofondi sul divano e accendi Netflix.
Fare una scelta e una classifica è stato arduo, ho cercato di mettere insieme quelle che sono le mie serie preferite degli utlimi dieci anni.

La top 10 delle mie serie preferite degli ultimi anni.

 

1 – BoJack Horseman

The winner is BoJack. Direi che per me BoJack le batte tutte, non solo perchè amo i film d’animazione, ma perchè questa serie ha il pregio di aver elevato il genere a qualcosa di serio e profondo.
BoJack è un cavallo antropomorfo che vive in una Los Angeles anch’essa abitata da un gruppo di animali parlanti e antropomorfi. E’ la ex star di Horsin’ Around!, una sitcom degli anni ’90, è anche il classico attore in declino, con il vizio dell’alcol, che però cerca di riconquistare il successo affidandosi a una ghostwriter che dovrebbe scrivere la sua autobiografia più autentica.
La creazione animata di Raphael Bob-Waksberg non è solo questo, perchè dietro allo scapolo misantropo senza prospettive per il futuro, dietro ad una vita apparentemente priva di valori, si nascondono sfaccettature più profonde.
La serie è anche caratterizzata da personaggi femminili che rappresentano concetti diversi di femminismo, parla di tematiche tabù come depressione, traumi irrisolti, senza stereotipi né perbenismi. E’ semplicemente il sincero racconto della complessità umana.

2 – Breaking Bad


Diventata ormai una serie cult di vecchia data (ha fatto la sua prima apparizione dieci anni fa) e scopiazzata da altre produzioni. Il tema ormai sfrutatissimo è quello dello sfigato di turno che si inventa un business nello spaccio di droga per sbarcare il lunario (aggiungerei alla carrellata di film a tema anche lo spassosissimo romanzo La vita finanziaria dei poeti).
Breaking bad è una serie che ha personalità e ritmo, una delle cose che più amo a livello stilistico è l’uso della anticipazioni e dei plot twist, attraverso oggetti di scena, dialoghi all’apparenza insignificanti e brani evocativi, infatti ci vengono mostrati tanti piccoli indizi sulla storia e sul destino dei vari personaggi.
Walter White è a tutti gli effetti un membro integrato nell’universo borghese americano: un lavoro mediocre per le sue potenzialità, una famiglia, una casetta con piscina; quando scopre di avere un tumore a poco a poco decompone questo schema del vivere civile, diventa un cattivo con una buona giustificazione (in stile Dexter).
Quello che mi piace di Breaking Bad è che non è il racconto della trasformazione di un uomo, perchè ad un certo punto il cancro non c’entra più, non regge più come scusa, è una cosa che ha a che fare con altro, qualcosa che non necessariamente deve avere la nostra approvazione.
Walter White diventa semplicemente un manipolatore, un cattivo che è coerente a se stesso fino alla fine. Alla faccia dei finali buonisti all’americana.

3 – This is us


Quando mi è stata consigliata questa serie e ne ho letto la trama mi sono detta non fa per me, non è neanche lontanamente il mio genere. This is us, Questo siamo noi – in italiano. Naaah.
E poi, l’ho inziata e non so bene cosa sia successo, non so quando sia scattato l’amore, ma so che non sono più riuscita a staccarmi. L’ho guardata a colazione, pranzo, cena, e nella maggior parte dei casi con un fazzoletto in mano.
La serie è un ritratto della storia degli Stati Uniti e il racconto dell’evoluzione di un’intera famiglia, quella nata dalla storia d’amore tra Jack e Rebecca Pearson. La storia non è altro che questo: la narrazione di una storia d’amore, ma la grande bellezza di questa serie, secondo me, sta non tanto nei fatti – perchè diciamocelo, è una normale famiglia americana – ma nel come ci vengono presentati.
La narrazione avviene in modo circolare, in ogni puntata veniamo trasportati da una macchina del tempo tra passato e presente. Succede che il racconto ad un certo punto, invece di andare avanti, si ferma e ricomincia dal passato. E tu spettatore, cominci ad entrare in empatia con tutti loro, con la loro capacità di fallire, cambiare ed andare avanti. Ogni personaggio sbaglia qualcosa, ma riesci perfettamente a metterti nei suoi panni.
Questa serie è un viaggio emotivo, la consiglio a chiunque abbia voglia di riconnettersi con il proprio lato sensibile.
(Inoltre, preparatevi perchè Jack Pearson potrebbe alzare notevolente le vostre aspettative in fatto di uomini)

4 – The office


Una cosa che amo fare è cambiare idea.
Con The Office l’ho fatto, l’ho iniziata in sordina, a causa di tutti quei meme e video che vedevo con i riferimenti alle battute di Michael Scott, l’ho iniziata e non mi convinceva, la guardavo mentre preparvo la cena e mi dicevo si si ok, ma quando inzia il bello?
Poi ho iniziato ad affezionarmi ai personaggi, c’è poco altro da fare con The Office se non osservare quel variegato arcobaleno di personalità che si muovono dentro la stessa stanza per 9 nove lunghissime stagioni.
La serie è un mockumentary (cioè un docu fake) ambientato a Scranton, in Pennsylvania, nell’ufficio vendite di una società di carta piuttosto obsoleta. I protagonisti sono evidentemente scontenti delle loro rispettive posizioni lavorative, frustrati e annoiati. Questo solo in apparenza, in realtà uno dei grandi pregi della serie è la positività che traspare, probabilmente una cosa del tutto americana.
I personaggi sono di una personalità tracimante, le gag e le battute quasi sempre fuori posto, ma proprio per questo divertentissime e c’è persino una storia d’amore (ce ne sono molte in verità), quella tra Jim e Pam che è talmente reale e intensa che in mezzo alle varie situazioni assurde rischia di far scendere più di una lacrima.
Anche questa serie ti fa fare un viaggio, in un contesto in cui ti pare di vedere dei burattini chiusi in una stanza, tra screzi e cattiverie, si arriva a scoprirne i rapporti che li legano; e dietro alle maschere tragicomiche ci sono gli stessi sogni e fragilità che abbiamo tutti.

5 – Crazy ex-girlfriend


Eccone una che mi ha fatto morire dal ridere. Se non mi credete provate a vedere anche solo la prima puntata, ma non è solo per le risate a crepapelle che mi ha fatto fare che la amo, ma per la sua interpretazione intelligente della malattia mentale.
Rebecca è un avvocato stacanovista, si trasferisce da New York a West Covina, in California con la scusa di una nuova offerta di lavoro. In realtà lo fa per stalkerare un suo ex, il rubacuori locale Josh Chan, che ha frequentato per un paio di mesi da adolescente al campo estivo.
Suona un po’ naïf, eh? Sì, in parte lo è, solo che Rebecca è in cerca di se stessa, e in mezzo a tutti i suoi potenziali corteggiatori, Josh, il barista burbero Greg e l’avvocato di alto livello Nathaniel, ci vorrà un po’ perchè scopra dove travarsi.
Ci vorrano 4 stagioni, 62 episodi e un bel po’ di terapia.
Crazy ex-girlfriend non è solo una commedia musicale – dove tra l’altro non c’è una sola canzone e un singolo balletto fuori posto – è un racconto geniale e indiretto del disturbo borderline della personalità.

6 – Mad Men


Stilosissima serie ambientata in una Manhattan anni ’60. La storia segue le vite dei dirigenti pubblicitari di Madison Avenue – i cosiddetti Mad Men, spietati venditori di fumo e menti geniali allo stesso tempo –  e soprattutto è incentrata su Don Draper, l’affascinante e brillante direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria Sterling Cooper.
Don, lo capiamo poi con l’andare avanati della serie, non è altro che il maschio alfa americano, dedito al culto dell’apparenza, con una vita da cartolina e un’amante sempre pronta ad infilarsi nel suo letto.
La serie è proprio incentrata sulla complessità psicologica di Don, un uomo che vende felicità agli altri sotto forma di immagini, ma che non è capace di trovarla per se stesso ed è in continua lotta con un passato pieno di miseria e falsità.
Quello che mi è piaciuto di Mad Man è la ricstruzione storica in pieno stile anni ’60, con una bellissima attenzione per i dettagli, tra minigonne, old fashioned  e stile optical E personaggi femminili che se guardati in prospettiva sono quasi un inno all’indipendenza.

7 – Stranger Things


Siamo nel anni ’80 inoltrati, nella tranquilla cittadina di Hawkins, nell’Indiana e una banda di ragazzini con le biciclette e gli ormoni galoppanti intercetta una misteriosa minaccia sotterranea e si prepara a combatterla. Parlo del famigerato Sottosopra.
Potrebbe sembrare un dramma sci-fi per adolescenti, ma non è così: ci sono molte scene spaventose, molti personaggi vengono uccisi, tra sangue, sparatorie, mostri dalle sembianze schifose e materie grigie striscianti. Bambini che spariscono e misteriosi grugniti che provengo dall’aldilà.
Il bello di Stranger Things è un po’ nella sua esagerazione, negli effetti speciali fin troppo speciali come il mostro palesemente finto, dove i weirdo tipo Eleven sono strambi sul serio. E’ una serie che miscela un po’ di tutto, una lettera d’amore agli anni ottanta, l’affresco di una generazione, il tentativo di riavvicinarsi al cinema per ragazzi, ma senza tralasciare le emozioni.

8 – Black Mirror


Non è una serie rilassante, al contrario, ha il pregio di farti riflettere sulla tua vita, le tue abitudini e potresti pensare anche a come tutto può cambiare. In ogni puntata ti chiedi se quello che hai visto sia una proiezione del futuro o di qualcosa che è già accaduto in qualche luogo del mondo.
Ogni puntata è un piccolo racconto che esplora il tema del rapporto tra uomo e tecnologia contemporanea. Ogni puntata mette in scena un racconto avvincente, acuto e terribile in cui una innovazione tecnologica si incontra con noi esseri umani, con i nostri istiniti primordiali, le nostre debolezze e insicurezze.
E’ un viaggio parallelo quello che fa fare Black Mirror, ci sono dgli episiodi ansiogeni come quello del cane robotico assassino, e altri disturbanti, come quello del maiale. E’ talmente futuristica che pare quasi necessario vederla.

9 – Transparent


Questa è una serie seducente e coraggiosa. L’ho vista di recente e mi sono chiesta come ho fatto a non arrivarci prima, il motivo forse è che è poco conosciuta e potrebbe risultare quasi fastidiosa. E’ la storia di una famiglia di Los Angeles il cui padre anziano si presenta come transgender, passando da Mort a Maura. In realtà, lui risulta essere il più centrato della famiglia perchè quelli che hanno la vita più incasinata sono i suoi tre figli e la ex moglie.

Il titolo Transparent ha un duplice significato, da un lato sta per trans-parent (genitore trans), dall’altro sta per “trasparente”, in senso metafisico, quello stato in cui ci sentiamo tutti quando ci mostriamo per come siamo.

L’intersezionalità sessuale e religiosa in questa serie è raccontata con la sincerità della trasparenza e se siamo bravi in ogni puntata riusciamo ad individuare anche un piccolo, ma grande messaggio: quello che di là delle fazioni, stringi stringi, siamo solo esseri umani in cerca della nostra identità.

10 –  Pose

Pose è ambientata in una New York tra gli anni ’80-’90, in cui la comunità LGBT si fa strada tra la minaccia dell’HIV e un’identità da difendere e proclamare.
La bellezza di Pose è nella sua dolcezza educativa, la storia ci mostra la scena drag ball di New York, dove una parte della comunità LGBTQ quella black e latina, gareggia per dei trofei ballando e facendo sfilate. Vincere un trofeo rappresenta un orgoglio quasi simbolico, dove i concorrenti stanno lottando per portare un riconoscimento alle loro case, che sono essenzialmente le loro famiglie.
Pose non è solo bella per i costumi, i balli, la musica e una teatralità travolgente, quella queer, ma anche perchè mette in scena l’amore, la diversità e il sostegno che non ti immagini.

 

Chiara Cerri

Sono una fotografa e web writer e vivo a Londra. Se mi cerchi mi trovi in riva al mare o in libreria.

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