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La vita al Bright Horizon Children’s Home

Otto chilometri ad ovest di Kathmandu, ai piedi di una giungla montana alta 2,200 metri c’è  un villaggio che si chiama Matatirtha e questo villaggio è la casa del Bright Horizon Children’s Home.
In nepali Mata Tirtha Aushi è il giorno dedicato alla mamma e significa anche “terra madre”.
Nei pressi di questo paese c’è un tempio dietro al quale potete trovare un piccolo stagno coperto da una rete. Questo posto ha un significato speciale per il Nepal, perché i bambini orfani arrivano qui per guardare sulla superficie dello specchio d’acqua il riflesso delle loro madri.
Proprio in questo villaggio è nato il Bright Horizon Children’s Home, una casa e un rifugio per più di 200 bambini, maschi e femmine dai pochi anni di vita fino al 18 insieme a circa 80 studenti provenienti dal territorio circostante.
Molti di questi bambini sono parzialmente orfani, orfani completi, oppure hanno vissuto per strada, sono figli di ragazze madri, bambini abbandonati dai padri o da entrambi i genitori, o affidati a dei parenti troppo poveri per occuparsene veramente.
Questo rifugio è stato fondato nel 2000 da una donna svizzera, Marlies Kornfeld che dal 1999 è impegnata nel lavoro di sviluppo per i bambini e gli adolescenti.
Il Nepal è quella terra in cui la zolla indiana e asiatica si toccano dando vita ad un vero mix culturale, tra nord e sud, asiatici e tibetani, tratti somatici diversi tra loro hanno scatenato un mix di religioni in un meraviglioso mosaico spirituale dove il buddismo e l’ induismo convivono senza tensioni o dispute politiche.
Nonostante questo melting pot culturale il Nepal è ancora uno dei paesi più arretrati.
Economicamente è tra i paesi più poveri del mondo, dove 1/3 della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
Le ragioni sono, tra l’altro, la crescita della popolazione, le condizioni climatiche sfavorevoli e la sua condizione geografica estrema.
Nelle città la situazione non è migliore. Qui, il tasso di disoccupazione è superiore al 40 per cento.

L’agricoltura rappresenta il 35% dell’economia del paese, ma è praticata solo nelle aree pianeggianti, il clima drastico la ostacola, con i suoi inverni gelidi, le estati condite dalla siccità e a seguire le inondazioni monsoniche.
La sola valle di Kathmandu è piena d’acqua che scorre sotto terra, un tempo era un lago, il suolo fertile permette dei buoni raccolti, come ad esempio quello del riso, ma la sovrappopolazione di cui soffre il paese fa si che la terra non riesca a sfamare chi la popola al di sopra della superficie.

A Kathmandu ci sono oltre 2000 bambini di strada, figli di famiglie poverissime, alcuni completamente soli, i quali non avendo soldi per frequentare la scuola passano tutto il tempo per strada.
Certi lavorano per poche rupie come camerieri o portando mattoni di cemento per costruire le case, altri sono mandati dai genitori a chiedere l’elemosina, altri ancora si uniscono alle bande di mendicanti abitando sotto le pagode o negli androni, esposti a qualsiasi genere di rischio o sfruttamento e alle malattie.
Alcuni bambini sono abbandonati a se stessi da genitori che lavorano tutto il giorno e diventano rapidamente ragazzi di strada, anime perse, che cercano di procurarsi del cibo e sopravvivere in qualsiasi modo.
A volte trascinati dalla disperazione arrivano a fare uso di droghe, come la colla o altre sostanze tossiche, altri tendono a suicidarsi. Un fatto di cui si parla poco è che nel paese il tasso dei suicidi legati alla povertà è cresciuto del 31% e molti di questi sono bambini e adolescenti.
La discriminazione di genere fa si che ogni anno, centinaia di ragazze e bambine nepalesi siano costrette a prostituirsi, più del 25% delle adolescenti sono sposate e hanno figli da giovanissime, questo da vita ad un alto tasso di rinuncia o abbandono all’istruzione scolastica.
Nelle zone più remote i tassi di analfabetismo, in particolare delle bambine, sono ancora molto elevati.
In generale più della metà degli oltre 14 anni di nepalesi sono analfabeti.

Il BHCH si affaccia su questa non facile realtà.
Se ti alzi verso l’ora dell’alba e punti lo sguardo attraverso una delle finestre dell’edificio hai una speciale vista sulla valle e le montagne dell’Himalaya.
L’ora dell’alba a Matatirtha è anche l’ora in cui si inizia a preparare il pranzo per sfamare 200 bocche, nella grande mensa due donne accovacciate che tagliano enormi quantità di patate e altre verdure, mentre un uomo gira il cibo dentro un grande pentolone.
La colazione è sempre la solita e prevede quantità industriali di masala chai. Il pranzo e la cena hanno il riso e le patate come leitmotiv, un giorno alla settimana uova sode e la domenica si mangia la carne.
Il rumore dei cucchiai che raccolgono con riconoscenza il cibo dalle scodelle argentate, è qualcosa che rimane impresso nella mente di un occidentale, abituato ogni giorno all’odore di pietanze diverse.
Ogni mattina mentre il chai si scalda una sfilza di piccole divise posizionate in fila indiana di fronte ai professori e al preside a recitare quella che potrebbe essere una preghiera o una promessa.
E’ il rituale della mattina.
Ogni anno arrivano circa 20/25 nuovi bambini nella scuola che fornisce istruzione prescolare e classi regolari dalla 1 alla 10, basate sul sistema scolastico nepalese, che ha sede nel Regno Unito.
Oltre alle normali materie scolastiche ci sono corsi di cucina, il cucito, artigianato e giardinaggio.
Gli studenti delle ultime classi ricevono il sostegno e l’incoraggiamento opportuno per continuare il loro percorso formativo ricevendo anche orientamento professionale, se necessario.
Alcuni degli adolescenti svolgono attività di insegnamento e tirocinio presso le classi prescolari.
All’interno della scuola lavora uno staff di circa 20 tra persone e insegnanti e volontari internazionali che arrivano a rotazione durante l’anno.
Quello che da un futuro a questi bambini sono degli sponsor, la maggior parte europei i quali si prendono cura di tenerli simbolicamente per mano finanziando la loro istruzione.
I più fortunati ricevono regali dai loro garanti, lettere e cartoline scritte a mano che profumano di ovest e speranze, altri fortunatissimi capita che ricevano visite di qualche giorno per poi rimanere col sapore amaro dell’arrivederci e col dolcissimo sapore di un (forse) ritorno.
Alcuni invece, vivono sapendo di avere degli angeli dall’ altra parte del mondo, che non hanno mai visto, ma ai quali probabilmente pensano spesso.
Quello che stupisce di questi piccoli esseri è il loro maturo modo di pensare, l’attitudine alla spiritualità, molti di loro sanno già meditare e conoscono i principi del buddismo.
Ho ascoltato il racconto assennato di una bambina di circa 6 anni riguardo alla morte del padre, senza versare una sola lacrima.
Solo con la forza di un soldato.
C’è della gratitudine nell’aria, per ogni cosa che fai.
Un sorriso e un saluto per ogni passo che muovi all’interno dell’edificio.
BHCH è casa, luogo di speranza per il futuro. Accompagna bambini e adolescenti durante tutta la loro istruzione fino a quando hanno finito la scuola e sono in grado di guardare al mondo con le loro gambe.

Dice che si sia una scritta da qualche parte su un muro scalcinato di Kathmandu che dice: “Learning is greater than any other wealth in the world”.

L’apprendimento è più grande di qualunque altro bene al mondo.
I bambini sono il futuro di un paese, quando si fa qualcosa per aiutarli si compie un passo in più per sconfiggere la povertà.

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lovetheshoot

2 Comments

  1. Sono capitata su questo post per caso, in questi giorni tristi per il terremoto in Nepal. Vedere i sorrisi di questi bambini e conoscere questo tuo progetto con la fotografia è molto bello e posso solo augurarmi che queste persone stiano bene…in questa terra desolata e povera che non si meritava ancora altro dolore! Bello il tuo blog e ottima la tua iniziativa sociale. I viaggi aprono la mente e qui di sicuro avranno riempito il cuore. Monica

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