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#PhotographyasHealing: i colori del Nepal attraverso gli occhi giovani di chi ci vive

Il progetto #PhotographyasHealing è nato nella mia testa e si è sviluppato grazie alla collaborazione della NGO Global Gratitude Alliance e di Amy, fondatrice della associazione, a cui devo la disponibilità e l’entusiasmo che ha dimostrato nell’accogliere la mia proposta.

Mettere una macchina fotografica in mano a dei bambini è una delle cose più interessanti che un fotografo possa fare, attraverso i loro occhi possiamo liberarci dalle solite convenzioni sulla fotografia e scoprire nuovi modi di guardare.
Gli occhi giovani non sono ostruiti da regole, suggerimenti su come scattare la foto perfetta.
Quando pensavo a questo progetto la parte egoistica di me non vedeva l’ora di imparare e farsi ispirare. In realtà saresti tu quella a dover insegnare.
Ma insegnare che? Si può insegnare davvero a fotografare?

L’idea è quella di “insegnare” l’arte della fotografia a ragazzi e bambini che vivono in villaggi o comunità emarginate nel mondo. Un semplice modo di esprimersi, raccontare la propria vita, caricarli di speranze e autostima.
Spiegare loro che c’è un mondo in cui la fotografia non è più solo selfie e foto ricordi, ma anche storie raccontate dal nostro modo di vedere.
Ero partita con una serie di cose scritte, spiegazioni su reflex, su come funzionano tendine, specchi, diaframmi. E ancora peggio avevo con me alcuni esempi di foto da mostrare loro.
Il giusto/sbagliato dei circoli fotografici, voci in cerchi che si arrogano il diritto di dire questa foto non va perché c’è uno spiffero che esce dal buco della serratura.
Grazie a Dio non ho fatto niente di tutto ciò.

Niente di peggio che inculcare regole in una mente libera.
E ancora mi sono chiesta, chi sono io per dirgli che una foto sovraesposta non è buona?Chi sono io per dire che un orizzonte storto non è estetico?
Se la fotografia è davvero racconto, devono raccontarla come vogliono, anche sporca, bruciata o sfocata.
E’ successo poi che nel momento in cui ho dato loro in mano le macchine fotografiche l’attenzione è passata da me allo schermo.
Chi sono io per trattenere questi ragazzi incollati ad una sedia a sentire discorsi sulla luce?
Ho detto di raccontare della loro vita nella scuola e niente di più.
Non è uscito un solo selfie.
Abbiamo fatto editing, ho impartito delle regole basiche per photoshop e ho lasciato che ritoccassero le loro foto come meglio volevano.
Sono uscite nuvole rosa e cieli spezzati di luce. Viraggi blu e verdi.
Mi sono stupita di quanto il b&n fosse poco interessante per loro, quando invece di solito il bianco e nero spalanca gli occhi della gente.
Hanno realizzato solo poche foto in bianco nero. Quando dicevo: falla in b&n provando a tentarli verso la più semplice risoluzione del problema “effetto”, le loro facce non si accendevano, ma anzi ridevano come matti di fronte alla finzione della vita bicolore.
Il mondo in bianco e nero è finto. E hanno ragione, la vita è a colori, anche esagerati, troppo saturati, illusori.
Ma sempre colorata.

Trovate tutte le loro foto QUI.

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lovetheshoot

6 Comments

  1. “voci in cerchi che si arrogano il diritto di dire questa foto non va perché c’è uno spiffero che esce dal buco della serratura.”… Mi hai fatto morire.. 🙂 Comunque hai perfettamente ragione… 😉

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