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La volta che ho partecipato ad un pellegrinaggio hindu: il “Magh Mela” di Allahabad

Pellegrini, McDonald’s, Sangam, Gange e Magh Mela. Cos’ hanno in comune?
Un posto che si chiama Allahabad.

Ero a Varanasi quando leggo sulla Lonely Planet che il 17 febbraio ci sarebbe stato il Magh Mela.
Cos’è?
E’ un evento annuale che si svolge nella periferia di Allahabad in Uttar Pradesh.
Lì c’è un posto che si chiama Sangam, una confluenza fluviale molto importante per gli indiani religiosi.
In quel punto il Gange e lo Yamuna i due più sacri fiumi indiani incontrano il Saraswati, un fiume mitologico per l’ hinduismo.
Inutile dire quanto Sangam sia venerato dagli indiani che ogni anno lasciano i loro villaggi o le loro città e si incamminano, remano, si mettono in viaggio per raggiungere le sue sacre sponde.
Ma il Magh Mela non è l’unico evento: ogni 6 anni si svolge l’ Ardh Mela (ovvero mezzo Mela) e ogni 12 il Kumbh Mela il più grande raduno religioso della terra a cui prendono parte milioni di persone.
Così, decidiamo di andare a vedere questo evento e da Varanasi prendiamo l’autobus per Allahabad.

Nonostante Allahabad venga descritta come una località importante per gli hindu per via di Sangam quando sono arrivata non sono stata particolarmente colpita da questo posto. Anzi, tra strade estremamente commerciali, fra McDonald’s e discariche d’auto vecchie, un centro povero e desolato ho pensato di essere nel posto sbagliato di aver fatto un errore di tragitto.
Quando siamo arrivati, non avendo prenotato niente, ci siamo messi a cercare un posto dove dormire scoprendo che ad Allahabad non è poi così semplice. Passi da hotel fuori budget a guest-house che hanno tutte le sembianze di case dell’orrore, e probabilmente lo sono.

Siamo rimbalzati da un posto più squallido dell’altro, abbiamo provato a chiedere ospitalità ad una parrocchia, senza risposta e alla fine abbiamo trovato un hotel che calzava con i nostri portafogli.
E i nostri portafogli erano più o meno a non più di 300 rupie a notte.

All’hotel ci viene detto che di questo Magh Mela non sanno niente. All’ hotel incontriamo anche altri viaggiatori, anche loro per il Mela e anche loro convinti che non ci sia. Ce ne convinciamo anche noi e il tarlo che la tappa ad Allahabad sia stata un errore di tragitto si fa sempre più insistente nella mia mente.
Il giorno dopo, della serie tanto ormai siamo qui e ci proviamo, o della serie speriamo in una sorpresa, prendiamo un tuk-tuk e andiamo Sangam.


E’ bene sbatterci il naso da soli e io il naso ce l’ho sbattuto, eccome.
Ecco qui sotto le foto del Magh Mela.

Il bello di queste celebrazioni di massa è che non c’è nessuna distinzione di casta, tutti possono prenderne parte e partecipare ad una immersione collettiva, nel Gange, ma anche nei colori, negli odori e nell’aria di festa.
Eravamo i pochi stranieri là in mezzo, presi di mira e acchiappati per le braccia perché tutti ci volevano immortalare.
A loro piace farsi fotografare con gli stranieri.
E’ giusto, come a noi piace fotografare loro, scalzi, nudi e intenti a lavarsi nelle acque sporche del Gange. Loro di rimando ci fissano senza ritegno, come se avessimo due enormi corni fluorescenti in testa (e devo dirlo: un paio di volte ho avuto l’istinto di controllare se avevo qualcosa fuori posto mentre ero sotto uno sguardo indagatore).
Saremo e siamo (sono sicura) apparsi nelle pagine dei loro Facebook con scritto “Al Magh Mela con lo straniero!”.

Me lo ricorderò sempre così.



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(più foto QUI)

 

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