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Quando un treno in ritardo ti fa scoprire un libro prezioso

(photo: photopin)

“Viaggiare da sole, me ne sono accorta rileggendo la mia vita a ritroso, significa non tanto, o non solo, imparare a convivere con la solitudine e a cavarsela in occasioni non sempre prevedibili. Significa soprattutto imparare a fare amicizia con i luoghi in cui capita di trovarsi, per scelta, per lavoro, per fuga.
E con quello che questi luoghi si tengono dentro.
La questione, credetemi, non investe i massimi sistemi, non implica domande tipo chi sono, dove vado, da dove vengo. Implica domande piú normali: cosa mangio stasera? e dove? cosa metto in valigia, visto che la suddetta valigia devo trascinarmela in giro senza braccia maschili di supporto?”

In partenza da Rimini il treno ha un’ ora di ritardo, è il mio solito appuntamento fisso con la puntualità di di trenitalia.
Allora entro nella libreria più vicina perché l’odore dei libri mi da sempre un certo sollievo, quello che provi quando apri la porta di casa dopo un’ intera giornata passata fuori.
L’odore del libri mi rilassa e mi riattiva la circolazione del sangue più dei mirtilli rossi.
C’ è questo libro messo in mostra sullo scaffale con in copertina una donna appesa su una valigia, s’intitola: Io viaggio da sola, di Maria Perosino.
Solo 144 pagine e mi sono detta come faccio a non comprarlo?
L’ho letto tutto d’un fiato nell’ora di buco e durante il viaggio di ritorno.
E sapete che vi dico? Ho fatto bene.
Perché “Io viaggio da sola” è un libro ironico ed emozionante.
Perché tra il susseguirsi di sedicenti guide e manuali di coaching di viaggi-fai-da-me che stanno prendendo piede in questi anni, questo è un libro vero e scritto da una scrittrice vera.
Una che tesse fili di parole.
La protagonista, Maria Perosino, parte da un momento difficile, il buco nero della perdita del marito e la sensazione di affogare in un mare in cui non si era mai trovata prima.
Sente di doversi movere per regalare agli occhi nuovi orizzonti, ma anche per costruirsi una nuova rete di amori, affetti, contatti in giro per il mondo. E ci riesce, fa del suo viaggio una rinascita.
E’ un libro che è un po’ romanzo, un po’ diario, un po’ saggio e un po’ rimanda al chiacchiericcio domenicale tra amiche accovacciate sul divano a parlare di: cosa metto in valigia? cosa mangio stasera? come posso cavarmela in viaggio senza delle forti braccia maschili?
Una guida al viaggiare col sorriso e un corso di indipendenza: per sopravvivere alla tendinite da mi-porto-la-valigia-da-sola.
Tornata a casa ho cercato la scrittrice online e ho scoperto che è venuta a mancare l’anno scorso.
Ci ha lasciato un libro importante che si insinua nel tabù del viaggio femminile in solitaria e lo affronta con dolcezza e astuzia.
Chissà quante donne si sono buttate tutto alle spalle e hanno iniziato a viaggiare grazie a questo libro.
Chissà quante si sono ritrovate tra le righe.

Istruzioni: da infilare in valigia tra una maglia blu e un pantalone nero.
Quando leggete il libro capite il perché.

viaggiare da soli

“E’ solo impadronendosi di un luogo che ci si può permettere di buttare tutto all’aria e ricominciare da capo”

“Viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa solo che vi dovete arrangiare a portare la valigia” 

Trovate l’ebook e la versione cartacea qui –> Io viaggio da sola, Maria Perosino, Einaudi

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