Regno Unito

Come si vive a Londra?

Quando torno in Italia è il cavallo di battaglia. Sbarrano gli occhi, socchiudono le labbra in una smorfia di stupore, ti guardano come si guarda un documentario sulla situazione finanziaria cinese -cioè a non capirci un tubo- e si preparano al domandone: com’è che si vive a Londra?

E tu pensi, ma questi lo sanno che Londra sta ad 1 ora di aereo dall’Italia, che è in Europa?
Eppure, mentre stai per rispondere ti dici che la domanda, in fondo, è anche giusta, perchè Londra è una realtà enorme anche se vicina.
E quindi, come si sta a Londra?
Per scrivere questo post devo andare indietro nel tempo, fino a cinque, sei anni fa quando venivo qui solo come turista, la calpestavo per un week end, trascinavo il mio trolley in un food market, bevendo contenta qualche caffè brodoso di qua e di là. Perchè il caffè brodoso era per me qualcosa di esotico in quel momento.
Mi dicevo, come sarà vivere qui? E mi rispondevo diretta: non ci vivrò mai.

Ho sempre pensato e sempre penserò che Londra ha qualcosa di magico a livello estetico: i parchi abbracciati dalla nebbia invernale, le facciate colorate, quei tetti appuntiti che richiamano il nord, le lucine che si intravedono dalle finestre, quell’uomo in giacca e cravatta e quel punk che camminano fianco a fianco, l’odore di cibi esotici che si insinua nelle narici quando cammini, il brulicare di passi sotterraneo, la gente in pausa pranzo che mangia in vetrina, gli artisti di strada, il cielo che in un anno riesce a passare da tutte le sfumature di grigio. L’ enorme agglomerato di vite umane che coesiste nello stesso pezzo di terra.

C’è qualcosa che mi tocca e al tempo stesso mi ricorda quanto questa città rispecchi la mia malinconia, la culli, la ingrassi, soprattutto in inverno.
C’è una condizione psicologica che si chiama meteoropatia, ovvero mutare umore a seconda del clima e da quando vivo a Londra ho capito di esserne affetta. Quando mi sveglio e vedo il sole sono piena di positività, quando vedo le nuvole mi sento cupa e allo stesso tempo confortata, protetta.
Direte voi, che palle. Scappa. Invece, ho anche scoperto che una delle cose che mi piace di più di Londra è appunto che questa tristezza te la sbatte addosso e ti dice, cazzi i tuoi.
Volevi il sole? Il sole non c’è.
Volevi meno traffico? Ti arrangi. Cercavi un posto lento. Adattati.
Quello che mi piace di Londra è che non te la rende facile, devi trovare il tuo posto felice da solo, può essere il momento in cui prendi in mano la tazza di tè caldo, o quando rientri a casa pensando a qualcosa di etnico che mangerai, l’acqua calda che ti scorre sulla schiena mentre fuori piove, o un abbraccio di notte quando tutto si spenge.
Londra è la sopravvivenza per alcuni, per altri la speranza. Dipende da che suolo del mondo vieni.

C’è una parola in inglese che forse è la mia preferita ed è cozy. Non riesco a trovarne una in italiano che renda così bene. Mi fa pensare al conforto, a qualcosa di caldo, intimo, rassicurante.
Londra non ti da niente di tutto ciò, lo devi creare il tuo cozy quotidiano.
Londra non aiuta gli introversi.
Dicono che è una città cosmopolita, è vero, ma è anche la città dagli occhi bassi. La città del nessuno sa chi sei, se non un numero, un essere invisibile che sale sulla metro, uno che se si mette una parrucca blu e gira per le strade di Soho non viene notato. Perchè questa è la normalità.
Perché Londra è talmente democratica che rende la pazzia una cosa normale. E’ una cosa bellissima.
Londra ti fa stringere a quelli che hai vicino, a quelli che hai in casa e devi averne voglia perché se non ne hai voglia non hai altre alternative.

E poi -all you can eat- puoi riempirti il piatto di quello che vuoi: arte, musica, spettacoli, teatro, incontri, lavoro, possibilità. Sempre e solo che tu ne abbia i soldi e il tempo, ma questa è un’altra storia.

Vedo Londra come una di quelle bolle di sapone che piacciono tanto ai bambini, sono bellissime da inseguire e infilarci gli occhi dentro finchè puoi, finchè non ti stanchi di inseguirle.
Finchè poi non scoppiano.

 

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