Viaggio onirico nella terra del fuego e del viento

Poi, un giorno scendi da un aereo al largo della costa dell’Africa Occidentale ed è come sbarcare sulla luna. Viaggio onirico nella terra del fuego e del viento.
L’immagine dell’isola vista dal finestrino dell’aereo è sconvolgente: non c’è verde a dare pace agli occhi, ma chiazze marroni, montagne rosse e sentieri neri scavati dalla lava. Può spaventare la vista, in realtà la affascina.
A camminare sopra questa terra, ti rendi conto di quanto tutto questo sia collegato alle nostre radici che sono fatte di pura terra e polvere.

Noi alla terra ne siamo attaccati fin da quando nasciamo e allora possiamo dire che Lanzarote è un posto ancestrale. E’ il racconto geografico della nostre origini.

Viaggio onirico nella terra del fuego e del viento.


Quando arrivi a Lanzarote ti rendi conto che fino a quel momento ti eri perso il meglio delle Isole Canarie, ovvero la parte più sofisticata, meno soffocata dal turismo di massa. Quella più selvaggia e autentica.

Lanzarote rilassa, fa pensare e culla la mente con quel suo vento incessante.

Il mio mese a Lanzarote mi ha insegnato che guidare sulla LZ-1 a certe ore del giorno è come ritrovarsi a tagliare in due un lastricato di carbone ardente, nero, bruciato e accecante. Impossibile non cedere alla tentazione di girare la testa e appoggiare lo sguardo fuori dal finestrino.
A Lanzarote non esistono orari, né giorni della settimana, pare che il tempo si sia fermato a quella cosa da cui tutti scappiamo, l’hic et nunc, il qui e ora.

Il presente, se esiste, non è che in una goccia di pioggia asciugata in fretta su una una foglia di palma, il sorriso dei bambini che scompaiono tra le onde del mare arrabbiato. Il cuore in pace nella solitudine dei villaggi disabitati.
Lanzarote è un’isola accogliente, nonostante la ruvidezza della natura, dove la gente ha la pelle segata dal sole e gli occhi che sanno di pace nell’anima.

E’ la quarta isola più grande delle Canarie, situata appena fuori dalla costa nord-africana. Ha ottenuto lo status di Riserva della Biosfera dall’UNESCO per i suoi meravigliosi paesaggi vulcanici.

L’isola è una meta turistica popolare per gli europei che vengono qui a prendere il sole invernale ed esplorare i suoi paesaggi lunari.
Vista dall’alto, Lanzarote sembra una distesa di coni di lava secca, un campo infinito di rocce. A guardarla più vicino, troverete affascinanti villaggi bianchi, valli verdeggianti, irte scogliere, spiagge idilliache e calette abbandonate.

Terra e vento

La storia di questa terra è indissolubilmente legata ai suoi vulcani. Più di 300 anni fa fiamme e lava ingoiarono parte dell’isola per più di dieci giorni.
Le eruzioni emisero più di un miliardo di metri cubi di lava e diedero origine ad un paesaggio lunare che oggi è ricoperto da lava solidificata e cenere.

Solo nel Parco Nazionale Timanfaya si possono contare ben 25 vulcani Lanzarote, i quali se ne possono aggiungere molti altri, fino ad arrivare ad una somma di circa 140 coni vulcanici di piccole e medie dimensioni sparsi per tutta l’isola.

Oggi l’isola è una terra selvaggia di strade che affondano in paesaggi terrosi, mentre li percorri ti raccontano di quelle esplosioni che un tempo furono causate dalle viscere di un vulcano. A suggerirti la sensazione che tutto sia in bilico e ricordarti che la terra che stiamo calpestando ci ospiterà solo fintanto che lo vorrà.

L’acqua abbraccia l’isola solo dal fuori, dal dentro invece non entra, è arida e piove talmente poco che che cresce pochissima vegetazione.

Il respiro del vento è la presenza onnipresente a cui abituarsi, la mattina ti accarezza le spalle incoraggiandoti ad uscire, mentre la sera ti accompagna verso casa.

Vento e sole vanno quasi sempre insieme e ti fanno immaginare che quello sia l’unico modo possibile di vivere: a piedi scalzi, con i capelli spettinati, annodati tra loro, la pelle abbronzata e pronta a rigenerarsi.


Un’opera di land art

La pace visiva di Lanzarote sta nel suo bianco, nelle sue case educate, mai troppo alte, mai dipinte di colori chiassosi, fatte di finestre colorate di verde e blu, non a caso i colori della speranza e della pace.

Tutta l’isola deve il suo aspetto armonioso a César Manrique, l’artista nativo di Arrecife che si battè a lungo per divulgare uno sviluppo urbanistico consapevole.

E’ lui che ha ideato la maggior parte dei luoghi turistici: dal Mirador del Rio, un punto panoramico nell’estremità settentrionale, al Giardino di Cactus con le sue 600 specie di piante grasse, a Los Jameos del Agua, e la Cueva de los Verdes un tunnel di 8 chilometri scavato dalla lava.


Lo sguardo etico di César Manrique

César Manrique è stato un artista poliedrico e sfuggevole alle etichette; architetto e scultore, pittore e paesaggista, disegnatore urbanistico, e attivista ecologista. Nonostante fosse molto legato alla sua isla viaggiò intensamente e visse a Madrid, Parigi e nella fervidissima New York degli anni ’60 diventando persino amico di Andy Warhol.
Manrique ha dato a Lanzarote l’aspetto delle sue visioni artistiche, coniugando la sua creatività con delle creazioni dalle finalità prevalentemente sociali e ambientalistiche.
Saltano all’occhio i suoi giocattoli del vento disseminati per tutta l’isola, messi in sostituzione dei mulini a vento, che ricordano l’aspetto ludico delle opere di Bruno Munari, oppure le progettazioni di case-museo come il Museo Lagomar, veri e propri interventi di Land Art, dove la mano dell’uomo non fa altro che accogliere la natura e plasmarla creando un opera d’arte unica che può essere contemporaneamente casa, museo, giardino e teatro.

La sua influenza sull’assetto urbano è stata ed è tutt’ora di grande importanza a livello ambientale, tanto che sull’isola non è consentito costruire edifici oltre una certa altezza e una Fondazione vigila attentamente affinché sulla costa di Lanzarote, non vengano costruiti eco-mostri in cemento.

Ambientazione narrativa

L’isola è stata il set di numerosi film e libri dalle ambientazioni oniriche, ed è forse per questo che percorrendola ti pare di esserci già stato tra quelle dune  preistoriche.
Pare che Pedro Almodovar abbia pensato per la prima volta ai protagonisti del del suo film del 2009, “Gli abbracci spezzati”, tra i cactus di Lanzarote, luogo dove poi è stato girato in parte il film. Le immagini in bianco e nero del film “Anche i nani hanno cominciato da piccoli” di Werner Herzog ci regalano una Lanzarote diversa; una terra di prigionia, polverosa e terribilmente grottesca.

Senza dimenticare che nel ’68 Kubrick vi ha girato parecchie scene di “2001: Odissea nello spazio”.

Lanzarote ha visto anche Ugo Tognazzi e Ornella Vanoni recitare nelle vesti de “I viaggiatori della sera” uno strambo film dispotico tratto dal romanzo di Umberto Simonetta.
Lanzarote inoltre, fa da sfondo ad un romanzo conturbante scritto da Houellebecq, e intitolato proprio con il nome dell’isola.
Infine, nei primi anni ’90 è stata il luogo dove lo scrittore José Saramago ha scelto di ritirarsi dal mondo in seguito alle censure del suo “Vangelo secondo Gesù Cristo”, prendendo casa insieme a sua moglie Pilar.
A Lanzarote infatti è possibile visitare la casa e la biblioteca di Saramago, diventate vere e proprio museo, dove potersi aggirare tra le stanze ancora arredate come allora, curiosare tra le stoviglie della cucina, affacciarsi al giardino ed immaginare  il luogo in cui è nata la sua ultima opera “I Quaderni di Lanzarote”.

Chiara Cerri

Sono una fotografa e web writer e vivo a Londra. Se mi cerchi mi trovi in riva al mare o in libreria.

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