9 idee su come fare lo storytelling fotografico di una città che non conosciamo

Come fare lo storytelling fotografico di una città che non conosciamo. 9 idee su come fare lo storytelling fotografico di una città che vediamo per la prima volta.

Luigi Ghirri nel suo Lezioni di fotografia diceva che la fotografia è sempre un escludere il resto del mondo per farne vedere un pezzettino; decidere quale parte di mondo fare fuori dall’inquadratura, vuol dire che quella parte di mondo la devi consocere bene. La devi aver vista, forse già fotografata, magari anche vissuta e attraversata. Bisogna, in sostanza, aver provato tutta quella gamma di emozioni che ci attraversano quando un luogo lo facciamo nostro. L’attrazione, il disgusto, l’indifferenza e le persone. Soprattutto le persone, ché i luoghi rimangono nei nostri ricordi in gran parte attraverso di loro.
Partendo da questo presupposto, quando si va a fotografare una nuova città, come si può a decidere quale pezzo di mondo far fuori, se di un luogo ancora non ne conosciamo le caratteristiche?

la fotografia è sempre un escludere il resto del mondo per farne vedere un pezzettino

Chi abita un luogo ha un rapporto personale e soggettivo con la sua città. Sa come muovercisi dentro, conosce i nomi delle strade, in quali negozi andare, può attingere ad una personale mappa sentimentale. La mappa sentimentale di chi vive in una città è come una rete ingarbugliata di linee metropolitane.
Quelli che arrivano in una città per la prima volta con l’intento di fotografarla, come si approcciano alla mancanza di questa personalissima mappa? I turisti o viaggiatori in visita per qualche giorno, che per diletto, lavoro o passione vogliono portarsi a casa delle foto; loro, come si approcciano alla mancanza di conoscenza di questo luogo?

Nella mia immaginazione intravedo due scenari.
Nel primo, la persona arriva, si sistema nel suo alloggio, prende il suo attrezzo fotografico (smartphone o reflex che sia, poco importa) e si catapulta fuori. Questa persona, potrebbe essersi anche già documentata (nei vari blog tematici) su quali siano gli scorci migliori per fotografare la città; angoli scelti da altri però, secondo gusti altrui. Questa persona sa di avere solo pochi giorni e si affretta a scattare. Includere ed escludere nel quadratino cose un po’ a caso, un po’ seguendo i consigli altrui; e un po’, seguendo schemi dettati dal suo genere fotografico.
Certo è che se fai street-photography sai già che devi includere persone, ed escludere paesaggi; e certo è, che se fai architettura, devi includere volte ad arco e grattacieli, ad esempio. E’ facile che ne risultino delle belle cartoline, ma con poca anima, facile venire sopraffatti e scattare qualsiasi cosa si muova e svetti.

Nel secondo caso, la persona si sistema nel suo alloggio, lascia il suo attrezzo fotografico con titubanza e con molta calma esce a scoprire la città. Questo è il caso in cui si privilegia la mappa sentimentale. Questa persona probabilmente è curiosa e paziente, e analizza ogni angolo con l’occhio dell’includi/escludi, ma non scatta. Ancora no. 
Potrebbe volerci del tempo prima che questa persona inizi a fare foto e potrebbe accadere che nel viaggio di ritorno ci sia anche un bel po’ di frustrazione. 

Dei due casi, il mio approccio si avvicina molto di più al secondo, ma nel tempo ho capito che si può trovare una mediazione tra i due. Privilegiare la mappa sentimentale, ma con un po’ di metodo.
Qui di seguito vi elenco un po’ di consigli che ho raccolto nel tempo, e spero siano utili nell’impresa di fotografare un luogo che non si conosce.

Come prepararsi

1) La costruzione della mappa
Io questo lo chiamo il tempo della costruzione della mappa sentimentale. Lo so, lo so, qui dipende da quanto tempo passerai in un luogo. Stare quattro giorni a Marrakech, o passarcene venti cambia un po’ le cose. In base a questo determina quanto lungo sarà il tempo della costruzione.
La prima cosa sensata da fare quando si arriva in una nuova città è quella di mollare le borse, attrezzi vari e uscire fuori. Senza macchina fotografica.
Andare alla scoperta dei luoghi, annusarli, osservarli, vi aiuterà nell’intento di capire quale pezzettino poi andrete ad includere.
Inoltre, se appena arrivati vi catapultate fuori con la macchina fotografica, non avrete il tempo di capire niente, perché avrete il maledetto attrezzo davanti che vi impedirà di vedere. Datemi retta, mollate tutto e uscite sprovvisti di tecnologie.

2) Ci torno, dove?
Da qui si passa al prossimo passo che vuol dire segnare, prendere appunti dei luoghi che volete fotografare. Molti penseranno che questa è tutta una perdita di tempo, ma in realtà non lo è, rende le cose più facili e, a mio parere, più piacevoli.
Mettete il caso che passerete cinque giorni a Budapest, prendevi un giorno intero per scoprire la città e prendere appunti mentali sui luoghi. Potete anche portarvi dietro un quaderno e scrivere. Potete disegnarla veramente questa mappa sentimentale.

3) Ci torno,  quando?
Adesso che avete scelto i luoghi in cui tornare con la vostra macchina fotografica dovete capire quando. Il momento è importante. Ogni momento nella fotografia racconta una storia diversa: la mattina presto poca gente e l’aria è piana di foschia, il pomeriggio è caldo e caotico, la sera c’è la richiestissima golden hour. Scegliete in base anche al vostro tempo e agli impegni. La luce ringrazia.

Cosa fare durante

4) Guardate il tutto da una prospettiva alta
Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo ricevuto il consiglio di guardare le cose da una diversa prospettiva. Prospettiva è un termine assai importante nella composizione fotografica, è in sostanza, il punto di vista dal quale fai la foto.
Una delle cose che trovo più utili è mettere spazio tra me e la cosa che voglio fotografare, nel caso di un luogo, l’unico modo che abbiamo per allontanarci mantenendo la visuale è guardarlo dall’alto.
Vedere le cose dall’alto dà respiro, dà ampiezza, vi permette di avere una visione d’insieme di quello che andrete a fotografare. 
Quindi, cercate il posto più in alto che trovate, un rooftop, il tetto dell’hotel, un museo, o almeno provateci. E se ne avete la possibilità, scattate da lì.

5) Includere le persone
Nello storytelling di un luogo non possono mancare le persone, sono forse la parte più importante e allo stesso tempo così difficile da avvicinare. Non sono edifici, né sono lì per posare per noi, quindi siate rispettosi. Sarebbe meglio evitare di fotografare i bambini (ho sentimenti ambivalenti riguardo a questo, ma in linea generale sarebbe meglio chiedere il permesso). Non fotografate le persone solo perché sembrano strane, provate invece a costruire una storia o trasmettere un messaggio.
Fotografare le persone può intimidire. Se siete timide/i, e non riuscite a fare foto alla Bruce Gilden (guardate qui che roba), fate pratica scattando le persone affacciate agli autobus, in tram, in bici, di spalle.

6) Strizzare gli occhi e avvicinarsi
Io sono una miope che molto spesso non porta (perché li dimentico) gli occhiali. Da lontano non ci vedo una mazza, e per vederci, devo avvicinarmi e strizzare gli occhi. Immagino che quelli con una buona vista, di certo non io, arrivino persino a vedere le piccole cose. Questi sono i famigerati dettagli, bellissimi e importantissimi per un vero storytelling.
Cos’è un dettaglio? E’ una cosa piccola dentro una cosa grande, qualcosa di insignificante dentro qualcosa di significante; qualcosa che attira solo voi, e nessun’altro. 
Un dettaglio è una piccola ossessione, un pattern che ritorna nelle vostre fotografie. 
Fateci caso, ai dettagli, quando andate a fotografare una nuova città.

 

7) Incorniciare
Vi ricordate quella cosa che ho detto all’inizio, dell’escludere il resto del mondo per farne vedere solo un pezzettino? Ecco, la cornice già include un pezzo di mondo per voi: fa il lavoro sporco. Non è detto che quel pezzo di mondo dentro la cornice vi piaccia, ma alla fine è un gioco. Tutto può diventare cornice, gli archi, i fiori, i muri, le persone.
Scattate attraverso e guardate cosa c’è dentro, o aspettate finché non passa qualcosa che vi interessa.

8) Il minimo indispensabile 
Anche se siete dei vade retro tecnica come come, e se state leggendo questo blog, probabilmente lo siete, un minimo di conoscenza sugli obiettivi vi servirà.
E’ utile sapere che una delle cose più sensate è portarsi dietro il minimo indispensabile. 
Ad esempio un teleobiettivo vi servirà a poco, è pesante e ingombrante, mentre un grandangolo ha molto più senso se il vostro occhio è attratto dalle ampiezze urbane.
Mentre con un obiettivo, cosiddetto normale, cioè con valore di lunghezza focale media fra 40 e 50 mm sarà come fotografare ad occhio nudo.
C’è poi la scelta ancora più minumal di scattare con smartphone, se ne avete uno che fa foto decenti. Come Michael Christopher Brown, un fotogiornalista della prestigiosa agenzia Magnum che scatta con l’iphone.

9) L’atmosfera
Questo ha molto a che fare con la mappa sentimentale, è un cerchio che si chiude. La costruzione del mood, dell’atmosfera è data da un mix di cose tra le quali l’equilibrio tra la luce e il colore.
Quando sono arrivata a Salamanca, avevo solo due giorni, sono uscita fuori a fare un giro, avevo freddo, la città era sonnecchiante e misteriosa. Non so se sono riuscita a riportarlo nelle foto ma è esattamente a questo che serve percepire l’atmosfera.


Chiara Cerri

Sono una fotografa e web writer e vivo a Londra. Se mi cerchi mi trovi in riva al mare o in libreria.

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